Transat650 – Leg 2

31 ottobre 2009

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Come promesso eccomi a scrivere un riassunto di questi 24 giorni di mare, a volte interminabili…
3 novembre 2009: Si parte per davvero. Stavolta non saranno 1’000 miglia, ma oltre il triplo. Preventivo 25 giorni e faccio cambusa per 30. Di solito sbaglio clamorosamente con le dosi (porto sempre troppo), ma devo dire che l’aiuto della dietologa del CMCS mi ha aiutato parecchio. Impressionante il volume d’acqua che dobbiamo imbarcare. 140 litri in tanichette da 10 litri. Molti buttano gran parte dell’acqua subito dopo la partenza per alleggerire la barca, e i più estremi gettano addirittura 100 litri… Io mi libero di soli 40, pensando che l’acqua é vita e se dovesse succedere qualcosa i calcoli potrebbero non tornare. Una bella partenza, davvero, parto tra i primi e faccio il bordo verso il largo, mentre gran parte della flotta si getta in terra. Ho ragione io stavolta e passo il disimpegno poco dietro ai primi proto e davanti addirittura a Lobato (e non di poco). Un piccolo momento di gloria, che aiuta il morale. Successivamente le scelte sono 2: EST o OVEST? JY Bernot che ci ha fatto il routage le consiglia entrambe e quindi vado a fare una media tra le due (grande errore)… mi butto a Ovest, ma avrei dovuto osare distaccarmi di piú dalla rotta diretta, seguire l’esempio di Charlie Dalin, che ha successivamente lasciato le maledette isole Canarie alla sua sinistra, procedendo senza incappare nei coni ‘ombra delle isole. Riguardando il tracking di quello che ho combinato in quell’arcipelago, mi viene da metteremi le mani nei capelli… pensavo di aver perso molto nella parte successiva, con l’aliseo anomalo, reso più forte dalla depressione sulla Mauritania, invece mi accorgo che in quella parte, non ho perso molto dal gruppo, pur avendo riscontrato i problemi di inaffidabilitá del pilota come per la prima tappa.
Questa volta il pilota oltre ai problemi di settaggi, mi abbandona meccanicamente, tranciando di netto il settore su cui si fissa l’attutore principale alla barra. Monto quello estrno di rispetto con la paura che se questo mi pianta in asso, sono condannato a 24 ore al giorno alla barra. Il problema di questi attuatori che lavorano esternamente é il surriscaldamento sotto il sole. Quindi mi impegno a timonare nelle ore più calde della giornata (una decina al giorno), mentre lui fa i turni notturni. Funziona e per fortuna arrivo con lui sino a Bahia. Sento la mia posizione alla BLU nell’appuntamento con Monaco Radio e sono un po’ scornato… penso: Vabbé peggio di così… Ed infatti passo dalla 43esima posizione alla 37esima. Mi rendo conto di aver avuto molta fortuna nel Pot au Noir, questa zona tanto temuta, é imprevedibile e la fortuna mi ha aiutato e passo questo inferno in sole 40 ore, mantenendo sempre rotta a Sud, incappando mai nelle piatte e schivando i groppi più violenti con le raffiche oltre i 45 nodi. 33 il massimo registrato. Quello che ho trovato in questo posto é stata della gran pioggia e se avessi dovuto passare anche solo un altro giorno in quelle condizioni, avrei avuto il morale a terra.
Uno dei maggiori problemi riscontrati (oltre al maledetto pilota) è stata la rottura delle volanti. I martelletti rifatti alla Rochelle si sono sfilati dal cavo, procurandomi non pochi problemi con una riparazione in testa d’albero. Ho peccato di presunzione, pensando di poter salire come solitamente faccio in porto (come uno scoiattolo) una volta in mare. Non bisogna solo pensare al moto ondoso che rende l’operazione pericolosa per i continui sobbalzi contro le sartie e l’albero, ma anche il fatto che il fisico e i muscoli dopo 15 giorni di mare non sono quelli della partenza. Non avevo fiato e una volta sceso ho avuto male a gambe e braccia per 2 giorni. Prima di salire pigio il pulsante verde della balise fornita dall’organizzazione per avvertire che ho un problema che posso gestire da solo. Mentre piombo le nuove volanti in tessile, sento al VHF Celeste, la barca d’appoggio dirottata sulla mia posizione per accertamenti. Spiego la situazione e mi pregano di richiamarli dopo un ora a lavoro finito. Salgo con un imbrago da montagna ed una maniglia di sicurezza, ma se salire si rivela difficile, scendere é quasi impossibile. Impreco contro ogni divinitá esistente e mi do del ******* per non aver pensato ad un sistema migliore di risalita. Quando termino e scendo, chiamo celeste e li avverto che la mia velocitá sará ancora ridotta per qualche ora. Non riuscivo infatti a trovare le forze per riissare la randa e continuo con solo solent per 4 ore, sono a pezzi in pozzetto abbracciato ad una bottiglia d’acqua.
Il giorno successivo sono nel Pot au Noir sotto la pioggia ed i groppi e mi dico bravo per non aver esitato nella riparazione, sebbene il giorno prima avessi i minuti contati dal sole che tramontava.
L’uscita del Pot au Noir è stata come uscire da una stanza. Uno scorcio di azzurro mi si para davanti, a Sud, lo seguo, cala il vento e resto 20 minuti nella “pétole” poi un refolo da SE si fa sempre più forte e mi tira fuori. Dietro l’ammasso di nuvole, davanti il cielo libero. Quasto é l’aliseo dell’emisfero sud e non sono mai stato così felice di bolinare… La felicitá dura poco perchè come dice Giancarlo Pedote “…ve l’avevo detto io che non c’é da divertirsi…” la bolina comincia a diventare dura, un onda da mediterraneo incrociata, spruzzi che ti costringono a vivere nel bagnato. Non c’é riparo, la barca dentro é tutto bagnata, anche il materassino e i teli antirollio. Dormo con la cerata (zuppa anch’essa) e i vestiti sotto (idem). Comincio ad accusare piaghe da decubito e per fortuna ho imbarcato una crema che mi ha letteralmente salvato il fondo schiena! Alcuni sono arrivati a Bahia e sono stati ricoverati in condizioni pietose. Figuratevi, semppre seduti sul bagnato sfregando su un antisdrucciolo che pare carta vetrata…. Ah, bello il Mini!
La bolina è durata una settimana, poi lentamente il vento ruota e diventa portante sulle coste brasiliane, prima Code Zero, poi Spi medio (più piatto) e poi Runner da 80 metri…
In questo ultimo pezzo di strada sono in contatto radio con Mathieu e Brice e fa veramente piacere sentire qualcuno per radio, si parla di argomenti futili. L’ultimo giorno prima dell’arrivo sembra di essere tornati in Bretagna, cielo nero e groppi a intervalli strettissimi, tanta pioggia… ma come si fa ad arrivare così in Brasile? L’ultima notte dormo con lo Spi grande (volevo prendere Brice ad ogni costo prima dell’arrivo). Un groppo arriva inaspettato e mi fa fare dei numeri mai visti… la barca straorza ed é distesa sul fianco, mollo tutto, ma non accenna a rialzarsi, Il Runner che sbatte, sembra voglia strapparmi vial’albero. Sparo Mura e non cambia nulla, poi chiaramente si impiglia nelle crocette e qui mi dico, ok é fatta, vedo giá la news sul sito: Andrea Rossi disalbera a 80 miglia dall’arrivo. Sparo drizza, mi aggrappo alla scotta e comincio a tirare come un trattore, Spi in acqua, fa da ancora e mi fa strapuggiare, randa a collo per via della ritenuta e sono straiato sul lato opposto. Mollo il paranco della ritenuta e la barca si mette piatta. Finisco di tirare a bordo lo spi, non prima di aver combattutto contro la mura finita nei timoni… Il groppo passa e il vento scende di nuovo a 20 nodi… che si fa? lo ridiamo? Dai metto il medio e la velocitá scende di solo 0,3 nodi. Una Redbull e una barretta PowerBar e sono di nuovo operativo. Supero Brice di qualche miglio e mi avvio all’entrata della Baia De Todos Os Santos…. il resto ve l’ho raccontato nel post precedente.

Sono qua a scrivervi queste righe, in attesa del battello che ci porterà al Morro de Sao Paulo, un isola dove mi concederò 4 giorni di vacanza relax… Spero di poter tornare a casa il 6-7 novembre, ma sto ancora attendendo risposta per il volo di rientro. Nei prossimi giorni metterò qualche immagine sul Blog e racconterò qualche aneddoto.

Un saluto a presto quindi!
Andrea


Comments

  1. bruno e betty - 31 ottobre 2009 at 16:07 - Rispondi

    ciao Andrea, oggi quì é una giornata grigia che invoglia a starsene in casa e, per fortuna nostra, l’occasione é buona per leggere e rileggere le tue avventure. Fammi sapere quando e dove rientrerai (aeroporto) e Jrata verrà spedita in Francia? Come ce l’abbiamo portata andremo anche a riprenderla? Goditi ancora questi giorni al caldo, fra due mesi farà sicuramente più freddo……….
    Un abbraccio
    bruno

  2. Luciano - 1 novembre 2009 at 11:52 - Rispondi

    no no tu hai voglia di ripartire di nuovo visto che il tuo racconto inizia con ..3 novembre 2009…si parte davvero…
    un abbraccione. Luciano

  3. Reto - 1 novembre 2009 at 11:56 - Rispondi

    Ciao Andrea, grande!!! Sembrerebbe proprio che sia stato un test survival! Anche nella foto ti vedo bello secco… Beh ti aspetto per una pizza con birra. A presto, WITH COMPLIMENTS! Reto


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